Pubblicato da: mondidelsilenzio | giugno 15, 2010

Vele d’altri tempi (seconda puntata)

Vele d’altri tempi

Seconda puntata dell’avventura velica vissuta dal nostro amico Salvatore a bordo del Vecchietto.

Partiti dal porto di Riva di Traiano, dopo una navigazione difficile per il forte vento, i nostri amici decidono di riparare a Cala Maestra e di trascorrere li la notte…

Cinque amici in barca:

AVVENTURA SETTEMBRINA (2° parte)

Durante la notte il vento s’era calmato e ci aveva lasciati dormire.

Ad onor del vero, Gigi aveva visto giusto, con l’aiuto del portolano, quando ci aveva consigliato di riparare a Cala Maestra che, col vento della sera prima, aveva offerto un riparo eccellente.

Le due ancore di prua avevano tenuto perfettamente e la barca non si era mossa di un millimetro.

C’era stata una leggera discussione sul fatto di filare una cima a terra per assicurarci ad un albero ma, quando si è trattato di decidere chi fosse dovuto scendere a terra, di notte, col vento che portava via ecc.. si era convenuto di usare le due ancore a prua.
Ragazziii! – Grida lo skipper che come al solito (per fortuna), è in piedi  per primo – Sveglia per la miseria!! Qui si va a fondo!

Marasma generale di gente che si butta a destra ed a manca, bofonchiamenti, grugniti ed imprecazioni  sommesse e non.. – Gigi,  metti in moto ed aziona la pompa di sentina!


Paolo, guarda dentro i gavoni: da qualche parte ci dev’essere la pompa a mano!

Andrea e Luca, uscite e cominciate a gonfiare il gommone! Veloci come fulmini! – Urla lo Skipper tra lo sciaguattare di piedi nell’acqua ormai alle caviglie.

Ognuno si precipita ad eseguire gli ordini ricevuti.

Nessuno osa fiatare, protestare o commentare. Per questo ci sarà tempo dopo…

Lo Skipper nel frattempo ha iniziato a cercare la presunta falla:  la temibile “via d’acqua”, terrore delle marinerie di tutte le epoche e di tutte le nazioni del globo.

Avendo escluso una falla strutturale, dal momento che lo scafo non ha subito colpi, strisciamenti o altro, lo Skipper opta per un’infiltrazione dalle prese a mare, dalla losca del timone oppure dall’astuccio dell’elica e comincia a verificare in tal senso.

Gigi, esci di qui e dai una mano agli altri di sopra. oppure guarda in giro che mi sembra ci sia un’altra pompa a mano, così aiuti Paolo ad aggottare.

Dopo aver verificato la chiusura di tutte le prese a mare nel piccolo bagno e sotto il lavello della cucina, lo Skipper si fa aiutare da Gigi a spostare la scaletta di accesso al pozzetto.

Sotto la scaletta, infatti,  c’è il vano motore che ospita il 20CV e l’astuccio dell’elica. Lo spazio è abbastanza ristretto, per cui: Gigi, infilati la dietro e vedi se è di là che filtra acqua..tieni, prendi questa pila.

Gigi esegue senza battere ciglio e immediatamente:- Si accidenti, è proprio di qui che entra..eccome!

Bene, mentre penso a cosa fare, esci da lì e continua ad aggottare.

In effetti, l’infiltrazione, come si poté appurare in seguito, era stata causata dalla rottura della treccia premistoppa all’interno dell’asse portaelica. Durante la navigazione o con l’elica in movimento, non si notavano infiltrazioni,a causa dell’effetto di risucchio indotto dalla velocità della barca.. ma queste si presentavano, invece, quando la barca era all’ormeggio.

La riparazione, con la barca in mare, non era naturalmente possibile. Bisognava quindi pensare a qualcosa di provvisorio.

– Allora, figlioli – bercia lo Skipper – facciamo così: si prepara una sorta di camera d’aria con della tela impermeabile e la si calza a cavallo dell’asse e del suo astuccio.

Naturalmente l’operazione deve essere ripetuta tutte le volte che siamo all’ormeggio, altrimenti non riusciamo a manovrare a motore.

Quando arriviamo a La Spezia tiriamo in secco la bagnarola e facciamo il lavoro come si deve, d’accordo?

Ovviamente sono tutti d’accordo e comincia la caccia alle pezzuole di tela e relativi elastici per fissare il tutto.

L’operazione riesce alla perfezione e dopo un paio d’ore la barca, completamente svuotata e con il suo bel rattoppo, è pronta a riprendere il mare.

Lo Skipper verifica la direzione del vento e rivolgendosi alla “ciurma”: Adesso vi voglio lesti e tempestivi.

Non possiamo usare il motore per manovrare, altrimenti parte lo stoppaccio e siamo di nuovo in brache di tela.

Bisognerà quindi uscire di qui a vela.

Bello, bellissimo! Proprio come una volta. – Strepita  Andrea, entusiasta come sempre per tutto ciò che concerne la vecchia marineria in generale e la vela in particolare.

Ora si fa il punto della situazione e si decide la manovra, ok?

Prosegue lo Skipper fingendo d’ignorare l’entusiasmo di Andrea ed allargando la carta nautica.  Abbiamo un bel maestrale teso, direi 15-20 nodi, per cui scapoliamo il promontorio trainati dal gommone, condotto da Gigi.

Gli altri sistemano le vele.

Quando siamo ben fuori dalla cala e le vele cominciano a prendere, andiamo per, direi 252 gradi per una ventina di miglia con vento di bolina abbastanza larga e mura a dritta.

Nel frattempo Gigi sarà risalito a bordo e provvederà , aiutato da Paolo, a recuperare il fuoribordo del gommone e ad issare a bordo il tutto.  Intanto Andrea ci farà vedere quanto è bravo col carteggiotracciandoci una rotta per Follonica.

Dopo le nostre 20 miglia circa, si stramba e si segue la rotta che il buon Andrea ci avrà preparato.

Arrivati ad una  ventina di miglia da Follonica viriamo a babordo per Elba Porto Azzurro.

Si contatta la capitaneria, gli raccontiamo del problemino e magari  mandano qualcuno a rimorchiarci..  tutto chiaro? Domande?

Naturalmente non vi sono domande.

Andrea è già al lavoro sottocoperta, alle prese con compasso e squadrette; gli altri quattro  sono ai posti di manovra designati: Gigi è già sul gommone che era rimasto in acqua e si appresta a rimorchiare la barca, Luca al winch di babordo, Marco (lo skipper) ha ceduto il timone a Paolo e si occupa del winch di dritta.
A differenza del giorno precedente, le condizioni del vento e del mare sono stupende: un bel maestrale teso sui 17 nodi (Andrea aveva verificato l’anemometro ed aveva confermato la velocità del vento), mare lungo in caduta ed un bel sole settembrino completano il quadro.

La barca, con fiocco pesante e randa, fila 8-9 nodi e dimostra le sue doti boliniere esibendo una sbandata sulla sinistra abbastanza contenuta.

La distanza che ci separa  dalla strambata, viene coperta in 3 ore (lo skipper aveva preferito allungarsi un po’ di più per non passare troppo vicino alle secche di Punta Ala).

Il gommone ed il motore sono stati issati a bordo ed affrancati.

Il barometro e la temperatura continuano ad essere stabili mentre l’aria si mantiene sul secco.

Ciò significa il perdurare del bel tempo.

Andrea ha fornito la rotta per Follonica e dopo una strambata da manuale, l’imbarcazione, mura a babordo, vento sempre di bolina ma sul bordo opposto e genoa al posto del fiocco pesante, fila ora  circa 10  nodi come se niente fosse.

Alla via così!! – Grida Andrea dal pulpito di prua, manco fosse una polena..

La nuova rotta, fornita da Andrea, passa per 11° circa, mentre la distanza che li separa dalla virata, si aggira intorno alle 42 miglia.

Con questa andatura e questa velocità in meno di 5 ore dovremo vedere il promontorio di Punta Ala sulla sinistra.

Andrea, sintonizzati sul canale 16 che sentiamo cosa c’è di nuovo.

Termina lo skipper , correggendo di qualche centimetro la posizione del trasto della randa.

Arriviamo puntualmente, e soprattutto senza intoppi, in vista del promontorio di Punta Ala dopo 4 ore e 54 primi esatti (Gigi, il solito maniaco della precisione, aveva verificato il tempo impiegato con il cronografo che faceva bella mostra di se sopra il tavolo da carteggio accanto al barometro).

Luca, il timoniere del momento, sbraita gli ordini per la virata: – Pronti alla vira!! Randa al centro!! Viro! – Cazza randa e cazza genoa!

Cazza ancora un filo genoa! Bene così.. Dico giusto my skipper?

Marco che aveva continuato ad occuparsi della randa:  -  Perfetto mio “bosun”, io stesso non avrei saputo fare di meglio. –

Bosun e che diavolo è bosun? – Interloquisce Andrea dal suo posto sul pulpito.

Saprai anche tracciare le rotte ma con l’inglese zoppichiamo un pochino, non è vero Gigi?

Diglielo tu cosa significa bosun a quest’ignorante!

Allora, bosun è un termine marinaresco e significa propriamente: Nostromo!

Termina gongolando  Gigi, tra gli applausi di tutti, Andrea compreso.

Dopo l’allegra parentesi, Marco scende sottocoperta e contatta la capitaneria di Porto Azzurro, raccontando del problema e ricevendo in risposta:  Non abbiamo mezzi!

Dovete arrangiarvi da soli oppure provate a chiedere al circolo velico! Occhio che l’unico posto disponibile è la banchina 4 novembre, fronte viale per cui attenzione agli altri ormeggi…in bocca al lupo!

Ma va a morì….

Pensa Marco tra se e se, poi risponde alla capitaneria, ammiccando all’equipaggio: – Ok, allora ci arrangiamo ed entriamo a vela.

Ragazzi, pronti per una bella presa di gavitello a   v e l a !!

Facciamo vedere a questi quattro biroldi di che pasta siamo fatti!! – Termina lo skipper dopo avere chiuso la comunicazione con la capitaneria.
Vi voglio pronti, lesti e tempestivi –  Continua poi, strappando letteralmente la ruota dalle mani di Luca.. –

E mi raccomando: non voglio errori !

Ricordate che saranno tutti là riuniti, pronti a sbellicarsi dalle risate.

Quindi occhio alle manovre!

Andrea, armati di mezzo marinaio e aspetta il mio ordine!

Paolo al winch di dritta, Gigi al winch di sinistra, Luca alla randa.

Tempestività!! – Ripete Marco per l’ultima volta.

La manovra, vuoi perché erano tutti extra carichi, vuoi perché la combinazione mare-vento era particolarmente favorevole, riuscì alla perfezione.. al punto da suscitare l’applauso di qualche barca ormeggiata lì vicino.

Dopo arrivò anche il battello della costiera a romperci le scatole perché non si entra a vela in un porto, perché non si conoscono le disposizioni che regolano la navigazione marittima, perché dovrebbero arrestarvi tutti ecc, ecc.
Con una buona dose di orecchie da mercante, aria afflitta e promesse di ottemperanza a tutto ciò che riguarda la regolamentazione di cui sopra, chiudemmo in bellezza la giornata…


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