Vele d’altri tempi.
Pubblichiamo il diario di bordo di un’avventura velica dal sapore antico, quando le mani di terzarolo non si prendevano “semplicemente” cazzando le borose e lasciando al lazy Jack i rifiuti della vela ma legando matafione dopo matafione.
Il racconto, inviatoci da un amico, narra di un’ uscita in barca sul mitico “vecchietto” imbarcazione a vela d’altri tempi..
Un bel modo per ricordare il vecchietto e le emozioni che ancora rievoca in tutti quelli che hanno navigato con lui.
Chissà che fine avrà fatto il nostro vecchietto ??

Cinque amici in barca: AVVENTURA SETTEMBRINA..
Sono le 7,00.
A sentire il resto dell’equipaggio ora impossibile e quantomeno idiota per fare qualsiasi cosa, tranne naturalmente il dormire.
Lo skipper però, come al solito, non la pensa così e in un modo o nell’altro riesce a buttare giù dalle brande tutti quanti.
Il buon profumo di caffè appena fatto aleggia nell’aria tersa e un po’ frizzante di quel sabato mattina dei primi di Settembre.
Veloce colazione a base di caffé, latte, fette biscottate e marmellata, preparata come il solito dall’infaticabile skipper, ed ognuno si prepara secondo il piano stabilito la sera precedente.
Il porto di Riva di Traiano è, data la stagione, molto affollato e ciò giustifica, sempre a detta dello skipper, la partenza a quell’ora infame.
Non si nota, infatti, alcun movimento: tutto è tranquillo e silenzioso ad eccezione dello stridere di gabbiani e rondini di mare, dello sferragliare di drizze contro alberi e boma ed il cigolio delle cime d’ormeggio su bitte ed attraverso cubie.
Spira, come previsto dal bollettino dei naviganti, un leggero maestrale che increspa lo specchio d’acqua del porto.
Andrea è al suo posto a prua, le gambe strette, quasi avvinghiate al pulpito impugnando il mezzo marinaio, quasi fosse un fiociniere a caccia di balene.
Il suo compito: mettere in chiaro le cime d’ormeggio che corrono dalle gallocce di prua al gavitello e mollarle quando viene impartito l’ordine.
A poppa stanno: lo skipper alla ruota e Paolo, che si occupa dell’ormeggio di poppa.
A babordo e tribordo stanno, rispettivamente: Gigi e Luca che hanno il compito di controllare che la manovra di uscita dal posto in banchina avvenga senza urti contro le barche ai fianchi.
Il diesel da 20cv ronfa sommesso mentre gli scarichi gorgogliano allegramente.
- Molla a poppa, molla a prua!! Luca tira giù quel parabordo! Andrea, occhio al bompresso di quel ketch! – Urla lo skipper mentre da gas al motore e la barca sfila lentamente dal suo posto. –
- Issare tutti i parabordi e fissarli alla battagliola! Prepararsi ad issare le vele! Andrea, verifica che lo spi sia stato giuncato e sia libero! - Continua lo skipper virando a babordo per guadagnare l’imboccatura del porto.
Una volta usciti dal riparo degli alti frangiflutti, si avverte un rinforzo nel vento accompagnato da onda più formata e schiumeggiante.

La barca comincia a rollare e beccheggiare di brutto.
- Paolo, Luca date volta alle cime che fissano il tangone, tanto penso proprio che non avremo mododi usare lo spi.
Andrea, hai bloccato il passo d’uomo a prua ? Gigi, scendi un attimo e controlla lachiusura di tutte le prese a mare.. Quando siete pronti proviamo ad issare le vele.. Ok? –
Si ritrovano tutti nel pozzetto e si decide la strategia da adottare: Gigi ed Andrea si occuperanno di issare la randa (il vecchio sloop di 11 metri non è provvisto di servomeccanismi come avvolgi randa ed avvolgi fiocco, pertanto tutte le manovre sono effettuate manualmente).
Paolo ed Andrea si occuperanno del fiocco che andrà in ogni caso scelto in base alla forza del vento in quel momento.
- Ragazzi, secondo me è meglio usare subito un fiocco pesante, così evitiamo di cambiarlo poi.
Mi sa tanto che ‘sto vento è destinato a rinforzare’ !
Conviene anche verificare l’integrità delle borose, caso mai si dovesse terzarolare.. Non voglio sorprese.. –
Il vento, in effetti, rinforza, non solo, ma cambia anche direzione ed in qualche minuto (pazzesco), gira da Nord-Ovest a Sud-Ovest, trasformandosi quindi in Libeccio, anche se ancora abbastanza debole.
Mentre Paolo ed Andrea sono indaffarati ad inferire il fiocco pesante allo strallo, inserendo i garrocci uno ad uno, Gigi e Luca hanno terminato di issare la randa che comincia a prendere ed a stabilizzare un po’ di più la barca.
- Porca Pupazza!! – Se n’esce lo skipper – Mai vista una cosa del genere: in un quarto d’ora il Maestrale che mi diventa Libeccio.. Qui se continua a rinforzare è meglio virare alla veloce e tornare in porto!
– Non cominciamo a rompere ! – Esclamano quasi in coro Luca e Paolo – Siamo qui e, accidenti, ci facciamo tutte le strambate possibili ed immaginabili, anche a costo di scuffiare o disalberare..
Ma non si torna!! – Aggiunge Andrea. –
- Ok, ok; però stiamo tutti in campana perché ‘sti giri di vento non mi piacciono per niente e, di solito, un cambiamento simile, preannuncia libecciata.. Vi devo dire di più?
– Termina lo skipper correggendo, nel frattempo, la rotta in modo da presentare al vento il mascone sinistro.
– Ragazzi, se vogliamo continuare, e mi pare che questa sia la scelta a furor di popolo, cominciamo a prendere un paio di mani di terzaroli.
Gigi, Luca fatemi vedere quanto siete veloci a prendermi ‘ste due mani! – I due, punti sul vivo, si precipitano uno a metà del boma e l’altro vicino all’albero.
Mentre lo skipper vira per mettere alla cappa, Andrea armeggia col winch della randa e si tiene pronto alla manovra.
Dall’altra parte del pozzetto, Paolo fa lo stesso col winch del fiocco.
Gigi nel frattempo, aggrappandosi ogni tanto all’albero col braccio sinistro, è riuscito in qualche modo ad ammainare la vela fino alle brancarelle corrispondenti alle due famose mani di terzarolo ed ha assicurato la borosa di bugna.
Assieme a Luca, termina l’operazione serrando la vela in eccedenza con i rispettivi matafioni ed assicurando la borosa di mura.. Il tutto eseguito in una sorta di balletto dovuto al continuo rollìo e beccheggio della barca. –
- Splendido! – Esclama lo skipper riportando in rotta la barca che, momentaneamente, risulta molto meno imbardata. –
- Cazzate un pelo randa e fiocco che stringiamo un po’ di più e facciamo rotta verso l’Elba, vi sta bene?
– Applauso generale da parte della ciurma che, evidentemente, approva ed apprezza la decisione dello skipper.
– Se butta proprio male, possiamo sempre riparare al Giglio o Giannutri. – Prosegue quest’ultimo, sempre impugnando saldamente la ruota.
Il mare cresce d’ora in ora, l’onda comincia a frangere e sbuffi di schiuma bianca investono il pozzetto ad intervalli regolari.
Si tirano fuori le giacche a vento impermeabili e qualcuno indossa anche il cappello giallo di cerata.
Non dimentichiamo che siamo a Settembre inoltrato e nonostante la giornata di sole, il vento accompagnato da spruzzi d’acqua gelida, non è per niente piacevole.
Per mantenere rotta e velocità, ed al tempo stesso garantire una certa stabilità alla barca,lo skipper è obbligato, in quelle condizioni, a stringere ulteriormente con il risultato di aumentare la sbandata e finire con la falchetta a mare.
Gli ombrinali hanno il loro gran daffare a scaricare l’acqua imbarcata e la coperta è diventata molto scivolosa.
- Occhio a camminare la sopra, gente! Usate i tienti bene e le draglie.
Gigi, per cortesia, te l’ho già detto un sacco di volte: mettiti le scarpe! Non voglio portarti all’ospedale con qualche dito fratturato, ma guarda questo; col cappello alla “Capitani Coraggiosi” in testa e senza scarpe.
Ma sipuò?!? – Se n’esce lo skipper verificando allo stesso tempo il comportamento delle vele tese al massimo.
L’imbarcazione, per effetto del vento che tende a rinforzare e, sicuramente, di qualche corrente, tende a
scarrocciare a tribordo costringendo l’equipaggio a frequenti cambi di mura e conseguenti, continue manovre per regolare le vele..
Il tutto accompagnato dal cantare stonato e pure a squarciagola di Gigi, mentre Andrea si limita a fischiettare incessantemente.
Nonostante tutto si guadagnano miglia su miglia, anche se non esattamente sempre nella giusta direzione.
Tutti quanti, tale e tanta è la passione, hanno modo di divertirsi immaginando di essere in regata ad Auckland su Luna Rossa.
La ruota però è sempre saldamente in mano allo skipper.

Il Vecchietto (questo è il nome della barca) tende, infatti, con vento teso alle andature portanti ad andare all’orza e quindi, molto facilmente, a straorzare..
Ciò non rappresenta certo il massimo quando si hanno 25 nodi di vento, onda lunga e formata e si è spesso costretti a strambare. –
- E’ meglio che qui ci sto io ancora per un poco, tanto voi il vostro divertimento l’avete lo stesso. – Aveva affermato qualche ora prima lo skipper, nel momento in cui aveva realizzato che il vento si era di nuovo girato in Maestrale, rinforzando contemporaneamente.
Naturalmente quest’ultimo cambiamento aveva fatto sì che per andare all’Elba (ormai era diventata una questione d’orgoglio e di principio), avevano il vento direttamente sul muso e, per mantenere la direzione prevista dovevano continuare a fare bordo su bordo.
Dopo un altro paio d’ore di quel casino e con il vento che rinforza ulteriormente, lo skipper ordina di prendere l’ultima mano di terzaroli e di issare la tormentina. –
- Non voglio arrivare a destinazione a motore; voi cosa ne pensate? – Grida lo skipper per farsi sentire da tutti in quel caos sibilante di vento tra le attrezzature e flutti che schiaffeggiano lo scafo
– Se il capitano Achab e la sua cerata, scendono sottocoperta e preparano qualcosina da mettere sotto i denti e qualche birra, penso che andrebbe bene.. O no? –
Continua rivolto a Gigi che prosegue imperterrito a “cantare” come un pazzo.
- Ok, ok – Risponde quest’ultimo – In effetti mi è venuto un certo appetito. Chi vuol mangiare alzi la mano. – Conclude – Tutti confermano l’appetito e la voglia di birra ed il solito Andrea esclama: -Accidenti, l’ho già detto e lo ripeto: a costo di disalberare arriviamo a vela!! –
Il tutto gridato a squarciagola per farsi sentire da prua, dove, assieme a Paolo sta cercando di cambiare fiocco in navigazione.
Manovra questa normalmente abbastanza semplice, ma che diventa impossibile con la barca che rolla e beccheggia come un puledro punto da un tafano ed il vento che cerca di schiaffarti a mare.
Anche con tre mani di terzarolo e la tormentina issata al posto del fiocco pesante, risulta molto impegnativo il governo della barca.
Bisogna stare continuamente all’erta: allascare e cazzare quasi continuamente le scotte e calcolare il momento più propizio per virare o strambare, per evitare straorzate o ingavonamenti improvvisi.
Molto importante è anche il tempismo e la sincronia dell’equipaggio durante il cambio di mura
In vista di Giannutri, dopo 31 miglia e quasi otto ore di “divertimento” lo skipper decide di riparare a Cala Spalmatoi ma, dopo una rapida consultazione del portolano, Gigi grida dalla tuga che non conviene andare a Cala Spalmatoi perché non ben ridossata ed il fondale non è buon tenitore.
Si decide quindi di dirigere su Cala Maestra, sulla costa Nord-Ovest dell’isola ed unico altro scalo disponibile.
Mancando ancora una cinquantina circa di miglia per l’Elba e non accennando il vento a bonacciare, si decide di pernottare sul posto.
Non ci sono night clubs ne discoteche.
Se è per questo no c’è neanche una pizzeria.. Ma chi se ne frega!
A bordo abbiamo la cambusa ben rifornita, i beveraggi non mancano, c’è la chitarra di Paolo ed i bongos dello skipper..
Quando la compagnia è delle migliori checosa si può chiedere di più?..
Domani mattina, dopo un buon sonno e con calma, si vedrà cosa fare..
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